Perché le relazioni ripetono schemi: la prospettiva psicologica

Nella mia esperienza clinica e nella letteratura psicologica emerge chiaramente un fenomeno ricorrente: molte persone, pur cambiando partner o contesti relazionali, si ritrovano coinvolte in schemi simili. Queste ripetizioni non sono casuali; riflettono pattern emotivi, cognitivi e comportamentali che influenzano la percezione degli altri, la selezione dei partner e le dinamiche che si instaurano. Comprendere le origini e i meccanismi di questi schemi rappresenta un passo fondamentale per promuovere relazioni più consapevoli e funzionali.

Modelli operativi interni e attaccamento

Secondo la teoria dell’attaccamento (Bowlby, 1969; Ainsworth, 1978), le prime interazioni con le figure di riferimento costruiscono ciò che definiamo modelli operativi interni: rappresentazioni stabili delle aspettative su sé stessi e sugli altri.

Nella mia pratica, osservo spesso come questi modelli influenzino non solo il modo in cui le persone percepiscono i comportamenti altrui, ma anche le scelte relazionali e la capacità di regolare le proprie emozioni. In età adulta, questi schemi tendono a riproporsi, confermando aspettative implicite e generando coerenza interna, a volte a scapito del benessere emotivo.

Credenze cognitive e schemi affettivi

Dalla prospettiva cognitiva e della Schema Therapy (Beck, 1976; Young, 1994) emerge come le esperienze relazionali ripetute possano generare credenze profonde, spesso inconsce, che organizzano la percezione della realtà e influenzano le interazioni intime. Nella pratica clinica, vedo come queste credenze riguardino la disponibilità affettiva dell’altro, il senso di dignità personale e la gestione dei conflitti. Sebbene originariamente adattivi, questi schemi possono ostacolare la costruzione di legami equilibrati, portando alla replicazione di dinamiche relazionali disfunzionali.

Il ruolo della familiarità e delle dinamiche di conferma

Una chiave importante per comprendere perché gli schemi si ripetono è il principio della familiarità. Stern (1985) sottolinea come le esperienze precoci creino pattern interattivi stabili, che percepiamo come prevedibili e quindi rassicuranti, anche quando generano disagio emotivo.

Nella mia osservazione clinica, confermo quanto Safran e Segal (1990) affermano: tendiamo a scegliere partner che attivano e confermano i nostri schemi impliciti, creando dinamiche coerenti con le aspettative interiorizzate.

Come interrompere i cicli relazionali disfunzionali

Interrompere questi schemi richiede un lavoro di consapevolezza e rielaborazione delle esperienze affettive. Nel mio lavoro clinico offro uno spazio dove identificare, comprendere e ristrutturare i pattern relazionali ricorrenti.

Analizzando comportamenti, credenze sottostanti e risposte emotive, è possibile sviluppare nuovi modelli interni più funzionali, favorendo relazioni coerenti, sicure e reciprocamente rispettose.

Conclusioni

La ripetizione di schemi relazionali non indica un deficit personale, ma riflette strutture interne consolidate, modellate da esperienze precoci. Essere consapevoli dei propri schemi e delle dinamiche che attivano permette di intervenire sui pattern relazionali in maniera informata, migliorando la regolazione emotiva e la qualità dei legami interpersonali.

Se ti riconosci in alcune di queste dinamiche o vivi una relazione che ti fa soffrire, puoi rivolgerti allo Studio Intus Mentem per intraprendere un percorso di consapevolezza e cambiamento, fondato sulla comprensione profonda di te stessa e delle tue relazioni.

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